Le cassaTette si stanno squagliando!

di Laura Malaterra

Ti stai squagliando!

– Ti stai squagliando!

– Ma caro che dici? Sono qui, accanto a te. Non me la sto squagliando. Io non me la squaglio. Capito? Come una cozza sono, appiccicata a te, amore mio!

– Ma cara… nooo… tu ti stai sciogliendo! Tu ti stai squagliando, ti stai squagliando nel senso di sciogliendo. Le tue tette, le tue adorate, piccole tette. Adieu.

– Che sta succedendo alle mie tette?

– Le tue tette si stanno squagliando, squagliando come neve al sole. Le mie bramate, minuscole tue tette a forma di cassatina siciliana si stanno squagliando!

– Ohhh, non me ne ero accorta! Ohhh le mie tette, le mie dolci, fresche tette. Le mie tette, le mie tette stanno scomparendo lentamente. Ma non stare lì fermo, impalato sull’ attenti, fai qualche cosa!

– Amore mio qui fa troppo caldo! Che posso farci io?

– Ma ti rendi conto che si stanno squagliando le mie tette e tu, tu che mi hai sempre detto che le adoravi, non stai facendo nulla? Tu che le gustavi come dolci prelibati “Due cassatine siciliane!” le chiamavi sempre, non fai nulla, nulla di nulla e io rimarrò per sempre senza tette?

– Oh le tue minuscole tette dolci come il miele. Adieu.

– Minuscole? Non sono poi così minuscole!

– Adieu, adieu mie dolci, preziose, gelate, gustose, minuscole tue tette.

– Non continuare a dire che ho le tette minuscole. Ho le tette grandi il giusto. Grandi come una cassatina siciliana. Il bello delle mie tette è che sono grandi il giusto. E dolci. E colorate. Hai mai conosciuto un’altra donna con le tette fatte di pandispagna, ricotta, zucchero, cioccolato, liquore, aromi, frutta candita. Hai mai conosciuto delle tette fatte di un impasto così morbido?

– No, no cara, solo tu possedevi delle dolci siffatte tette. Dico davvero.

– Non chiamarle più tette! Chiamale seni. Ecco seni. Ripeti: solo tu possiedi dei dolci siffatti seni.

– Possedevi, cara, possedevi.

– Possiedo, caro mio, possiedo. Non si sono ancora squagliati del tutto e rabberciando qua e là torneranno come nuovi. L’impasto non mi sembra si sia tanto sciupato, certo la forma non è più perfetta, ma non mi hai sempre detto che mi amavi non solo per i miei seni?

– Ho detto così? Non ricordo.

– Non ricordi cosa, cos’è che non ricordi? Possibile che ricordi tutto e non ti ricordi che mi avevi detto che mi amavi non solo per i miei stupendi seni?

– Stupendi, non esagerare!

– Non esagerare? Mi hai mentito per tutti questi anni, mi hai sempre detto che i miei seni erano stupendi, e saporiti, e dolci ma che mi amavi non solo per i miei seni… E ora, ora…

– Ora non piangere cara o peggiorerai la situazione.

– Peggiorerai la situazione? Come fai ad essere così smisuratamente calmo, analitico e bastardo? Peggiorerò la situazione? Che situazione? Peggio di così la situazione non può peggiorare. I miei seni si stanno squagliando, capito? Squàgliàndò!!!

– Lo so cara. Ricordi? Te l’ho detto io che le tue… i tuoi seni si stavano squagliando. Tu non te ne eri accorta, sei sempre di corsa, indaffarata e insofferente. Non ti accorgi mai di quello che non vuoi vedere. E ora ascoltami con attenzione: la consistenza dei tuoi seni è ad alto rischio. Quasi compromessa. Le calde lacrime prima o poi scivoleranno sui tuoi seni e scorrazzando sul tuo décolleté non faranno altro che peggiorare la situazione.

– Invece di analizzare gelidamente la drammatica condizione dei miei seni dovresti darti da fare per trovare un rimedio per refrigerarli dato che si stanno i n e s o r a b i l m e n t e squagliando!

– Ma cara, cosa vuoi che io possa trovare quaggiù, dovrei camminare per giorni e giorni e se anche trovassi un frigidaire per raffreddarli i tuoi seni si sarebbero già squagliati da un bel pezzo!

– Ecco allora stai lì fermo, a pensare, a ponderare, a calibrare, a conteggiare in quanto tempo si scioglieranno per sempre, a calcolare tempi, modi, temperatura, umidità e io me ne vado, vado io a cercare! Capito? IO ME LA SQUAGLIO! Me la squaglio io prima che si squaglino loro!

– Ecco brava vai via, vai via, VIA! Squagliatela! Come sempre! Sei sempre tu che te la squagli! Adesso che dici? Vado a cercare? Che vai a cercare qui dentro? Dillo, dillo alle tue tette cassatine siciliane, dillo dove siamo finiti, diglielo tu ai tuoi seni di marzapane e ricotta, dolci di canditi, diglielo tu se hai coraggio, diglielo prima di squagliartela!

– ZITTO!!! Vai all’Inferno!

– Ci siamo già all’Inferno, amore mio. Adieu.

L’ovo di Piero della Francesca

di Laura Malaterra

L'ovo di Piero della Francesca - Copia

Ho terminato lo studio sull’ovo. L’ovo di gallina. Con trepidante cor attendo l’ovo di struzzo che ho comandato a Bernardino di portarmi. Già da tempo, ma Bernardino segue lo tempo dello struzzo, non lo mio. Gli dissi che nel dipinto apparirà anche San Bernardino. Mi parve contento, ma dell’ovo di struzzo, per ora, nessun saper. Per lo mio studio forse meglio fu quello di gallina, più leggero. Lo rinserrai in fil di seta di similar colore e poi me lo gustai. Fresco, fresco. Forse fu meglio così, devo riprender forze per affrontare lo dipinto che tanto di pittar mi toccherà. Ho ordinato tempere e oli a Messer Girolamo, che anco lo santo di similar nome apparirà nello dipinto, e per tutta grazia ho ricevuto in dono del  bianco cangiante che già pensai per luminar l’armatura di Federico.