Le tagliatelle dorate di Giuseppe. Un omaggio a Useppe di Elsa Morante

prima puntata

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Quando nacque Giuseppe nessuno quasi se ne accorse. Era così piccolo e grigio che non piaceva a nessuno, sì forse un poco alla sua mamma piaceva ma, siccome timida, non lo dava a vedere. Grigio grigio cresceva silenzioso e già da bambino aveva capito che mai nessuno l’avrebbe amato. Forse perché così piccolo, forse perché così grigio, forse perché era anche tanto brutto? Non lo sapeva. Quando ebbe l’altezza giusta, aveva ormai otto anni, riuscì finalmente a raggiungere lo specchio e si guardò.

 

Specchio - Copia - Copia

 

Allora era così, allora era vero che era brutto come aveva sempre sospettato, allora era vero che era grigio come un topo. “Topo, topo!” gli  urlavano dietro. Grigio di pelle e di stracci, grigio il suo letto e l’angolo grigio dove l’avevano relegato, Giuseppe sentiva che dentro di lui abitava un altro lui, colorato.

 

carabattole scure - 100-10

 

Ma di che colore potesse essere l’altro lui da lui, non sapeva. Capiva inconsciamente che mai si sarebbero separati e questo gli bastava. Dal giorno che si vide allo specchio ci vollero mesi per prendere il coraggio di parlare con l’altro lui colorato che aveva chiamato Useppe. Le parole erano un groppo aggrovigliato che nasceva dalla pancia e poi su su fino alla gola, ma lì si fermava e quasi si sentiva soffocare. Poter sciogliere quel groppo ingarbugliato gli pareva un ostacolo da non riuscire a superare, lui, da solo. Certo, ci fosse stato Useppe, lui sì che l’avrebbe aiutato. Prova e riprova si era perfino rifiutato di mangiare per non ingigantire quel groviglio sullo stomaco. Tanto non aveva fame e se deperiva, come sentiva bisbigliare in giro, “Buon pro ti faccia!” perché così gli gridava il Betìn quando finiva gli avanzi del suo cibo.

 

cestino

 

Che senso aveva continuare a vivere senza parlare almeno con Useppe? Meglio finirla lì. Dietro quella finestra.

 

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